Una interessante Recensione: uno splendido noir carico di una sottile e intelligente ironia. Piccoli crimini coniugali film noir. Alex Infascelli torna al cinema di finzione dopo il delizioso “S Is For Stanley”, docu-film col quale il cineasta romano ha raccontato l’esistenza londinese di Emilio D’Alessandro, che ha speso una vita a fianco del grande Kubrick, che ha supportato nella gestione dei piccoli e grandi grattacapi quotidiani.

Con “Piccoli crimini coniugali” il cineasta romano porta sul grande schermo l’omonimo best seller, nonché fortunata piéce teatrale, di Eric-Emmanuel Schmitt, scrivendo la sceneggiatura a quattro mani con Francesca Manieri e componendo le musiche (sua passione di sempre) con Davide Nerattini. A condire il tutto la scelta per gli unici ruoli del racconto, di due punte di diamante del cinema italiano, quali sono Margherita Buy e Sergio Castellitto.
Piccoli crimini coniugali: una pellicola intensa ed inquietante

E’ il racconto delle dinamiche emotive e relazionali di una coppia dopo un misterioso incidente domestico che ha causato la perdita della memoria nel marito. Il ritorno a casa dall’ospedale farà sorgere dubbi, porre domande, scatenare discussioni, affiorare i ricordi. Infascelli si pone “sulle orme di Schmitt”, rimanendo fedele ad un testo che riesce persino ad arricchire con trovate intelligenti e simboliche.

La location è tetra, quasi cimiteriale, tutto si svolge all’interno della casa della coppia, che per quanto sia spaziosa è fondamentalmente claustrofobica, quasi quanto il rapporto che lega i nostri due protagonisti. Le luci sono rarefatte, dalle finestre non traspare nulla, i due si muovono spesso al buio, tanto che è possibile intravederne solo i lineamenti. Ogni angolo della casa, ogni oggetto, lascia simbolicamente percepire la pesantezza del rapporto.

Unico elemento vitale un camino a gas, che si accende e si spegne in autonomia, gettando improvvisi lampi di luce nella stanza e nell’animo dei due protagonisti.
La casa in cui sono ambientate le vicende, in passato abitata da Silvana Mangano, è come un palcoscenico in cui si muovono queste due anime, lacerate da dubbi e incertezze, a voler trascinare un rapporto appesantito da rancori e insoddisfazioni. La macchina da presa spia l’intimità dei due, il loro inquietante esistere, avulsi da ciò che potrebbe circondarli, come se oltre le finestre non ci fosse niente, come se i confini del mondo finissero in quelle oscure e possenti mura.

Infascelli si muove con maestria, confezionando un prodotto di rara eleganza, che colpisce l’animo e l’intelletto, facendo riflettere profondamente sulle relazioni umane, che spesso necessitano di una maschera, come fossimo tutti attori impegnati ad interpretare una parte. Il montaggio ricercato dona al film un ritmo incessante, mentre le musiche irrompono nel racconto quasi a turbarne l’evolversi, come dei tuoni che spezzano il silenzio.

“Piccoli crimini coniugali” è come la cioccolata amara, che quasi sembra soffocarti per la sua intensità, ma non puoi smettere di mangiarla, tanto è inebriante il gusto che sprigiona.
Complimenti ad Alex, per averci ricordato che anche in un paese intellettualmente stordito come il nostro, assuefatto a film comici di dubbia qualità, è possibile produrre altro: cinema di spessore, che gratifichi lo spirito e ci ricordi che con le giuste sinergie il cinema si erge ad arte.

Maria Grazia Bosu . 23/03/2017