https://i1.wp.com/www.direttanews.it/wp-content/uploads/2016/04/10.jpg-foto-conf.-stampa-I-macchiaioli.jpg«Sforni parla, smania, dice, / prende in mano la cornice / poi la prova contro il muro / ma – si sa – non è sicuro / che gli balza il cuore in petto / a pensar: “dove la metto?” / Che allorché un bel quadro acquista / quando vuol metterlo in vista / ha in subbuglio testa e cuore», questo il divertente ritratto di Gustavo Sforni che  risuona nella filastrocca di Ettore Petrolini, intitolata «Che terribile sventura collocare la pittura». Fiorentino, proveniente da  una ricca famiglia di banchieri, Sforni è uno dei nove collezionisti presentati nella mostra «I Macchiaioli. Le collezioni svelate», Roma.2016. si era persa memoria di questi collezionisti italiani, quasi tutti toscani e Sforni, generoso mecenate di Oscar Ghiglia e  estimatore di Giovanni Fattori, fu uno dei pochi ad acquistare anche opere di Cézanne, Van Gogh, Degas. Gli altri  si concentrarono soprattutto sui macchiaioli, il movimento pittorico più importante in Italia nell’Ottocento. E si capisce che soltanto grazie al loro apprezzamento molti di quei pittori ebbero la possibilità di sopravvivere realizzando piccoli capolavori, come certi paesaggi maremmani di Fattori, alcuni ritratti di Ghiglia, Silvestro Lega e Giovanni Boldini, le scene familiari, luminose  di Odoardo Borrani, le vedute urbane di Telemaco Signorini, come Ponte Vecchio a Firenze, 1878, poi scomparsa nelle  gallerie private e recuperata nel 1971 sul mercato inglese da Mario Borgiotti, il più recente dei collezionisti che dedicò ai Macchiaioli la sua attenzione, anche pubblicando testi fondamentali sul loro linguaggio.

borgiotti

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 Mario Borgiotti con la prima copia del volume I Macchiaioli (1946) (Foto Locchi)

 

 

Alcune di queste raccolte furono ospitate in abitazioni come  palazzo  Edoardo Bruno fuori  Firenze, trasformato nella cassaforte di centoquaranta quadri. Altre arricchirono abitazioni modeste, come quella di Enrico Checcucci, che aveva una fabbrica di mattoni tra le case popolari lungo via Aretina. Altre ancora, come quelle di Cristiano Banti e Diego Martelli, entrarono nella Galleria di Palazzo Pitti. La collezione più ricca, trecento opere rccolte da Rinaldo Carnielo, andarono disperse tra le due guerre. Pittore e scultore di origine trevigiana trasferito a Firenze, Carnielo frequentò gli anziani macchiaioli divenendone amico.  Altre impreziosirono abitazioni modeste, come quella di Enrico Checcucci, che aveva una fabbrica di mattoni tra le case popolari lungo via Aretina. Altre ancora, come quelle raccolte da  Cristiano Banti e Diego Martelli, entrarono in Palazzo Pitti. La collezione più ricca, circa  trecento opere raccolte da Rinaldo Carnielo, andarono disperse tra le due guerre.

I pittori della macchia termine  coniato nel 1862 dopo l’intensa attività di alcuni pittori che si riunivano al Caffè Michelangelo attorno al critico Diego Martelli.

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La pittura di “macchia”: una rivoluzione tutta italiana.

“I macchiaioli mostrano con la massima chiarezza quella che è stata la vera vena poetica della pittura italiana dell’Ottocento: questo senso idillico, questa capacità di una immagine raccolta, questo saper cogliere l’impressione d’una natura assorta e tranquilla”. E lo mostrano in un periodo brevissimo, dal 1850 al 1870 circa, inventando una pittura fondata su nuovi valori nel rapporto tra i colori e nei contrasti tra luce e ombre, il tutto tanto deciso da essere quasi dipinto per macchie. E da essere esclusi dalle esposizioni annuali della fiorentina Società  Promotrice delle Belle Arti per “eccessiva valenza di chiaroscuro”.

Forse ai macchiaioli mancò, come afferma Castelfranco, “quel saper fermare la cosa nell’attimo, traguardarla in un attimo solo della sua vita, in un solo e irripetibile incontro con la luce, battuta unica, estemporanea, di una commedia di vita gioiosa”

I pittori toscani assimilano la lezione del «vero» e  la risolvono in modo originale, attraverso la «macchia». Ecco luce e chiazze di colore diventar  strumenti per descrivere la soleggiata natura marina e contadina, gli interni borghesi, i pergolati, gli uomini e gli animali al lavoro.

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