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Il concreto tessuto di ogni poesia è il ritmo in quanto esperienza, percezione ed espressione – umana,  soggettiva – del movimento vitale. Ad esempio i  versi leopardiani che esprimono il perdersi dell’individuo nell’indefinita pulsazione della realtà («e naufragar m’è dolce / in questo mare»), sono ritmo di una concreta realtà percettiva: «senza questa fisica, sensoriale verità […] non si dà poesia», scrive Giancarlo Pontiggia. Al di qua dei grandi autori, ogni essere umano possiede una voce poetica allo stesso modo in cui possiede una facoltà ritmica e musicale: come espressione fisica, ritmica e vocale del rapporto percettivo tra io e mondo. Quest’aspetto arcaico dell’espressione umana implica una soggettività fisicamente determinata e può essere indagato solo su un piano antropologico: come “ponte” che il singolo getta per superare la frattura tra io e mondo, e come tentativo di forzare il limite – linguistico, psicofisico, esperienziale – di cui ogni individuo è formato.

https://leggereper.files.wordpress.com/2014/08/3b366-scansione0002.jpgGiorgio Caproni e la poesia”emozionale”

Poeta del secondo Novecento italiano, Giorgio Caproni si colloca fuori dalla linea ermetica  sperimentale che il verso italiano assume nell’ultimo secolo. Nato a Livorno nel 1912 ma genovese di adozione, Caproni fa parte di un gruppo di autori che esordisce negli anni Trenta e Quaranta, appartenenti “per nascita” a quella che è comunemente definita “generazione di mezzo”. Lo troviamo nella seconda metà degli anni ’30 come autore «extraermetico, (se non proprio antiermetico) nel momento in cui si costituiva e si affermava rapidamente l’ermetismo (stricto sensu e fiorentino)», con la volontà di ricercare una pronuncia autonoma rispetto alla linea «post-simbolista e neoclassica», in un contesto di  composizione formale estraneo pure agli sperimentalismi che animavano il secondo Novecento: motivo, questo, di un persistente isolamento, uno sconcertante disimpegno mostrato dall’«establishment critico e storiografico» nei riguardi della sua opera, che non gli consentì neppure l’ingresso nella celebre antologia Lirici Nuovi di Anceschi (1943).

Copertina anterioreL’esigenza estetica da cui prende impulso la poesia di Caproni  muove dal dato sensoriale, dall’immanenza dei luoghi e dei personaggi che bussano alle porte della poesia per essere poi trasferiti sulla pagina attraverso un impasto di immagini e suono: l’osservazione di tutto ciò che cade nel giro dello sguardo, fa sì che la parola si congiunga al proprio oggetto attraverso un rapporto musicale, che vede muoversi simultaneamente ritmo e timbro.
Secondo l’estetica caproniana dunque  in poesia:

…non si tratta di capire ma di sentire, e perciò, una volta sentito, di capire davvero con una profondità (o altezza) infinitamente superiore a quella in cui avrebbe potuto inabbissarci (o innalzarci) il più logico dei discorsi logici.

L’approccio alla poesia è “emozionale”: «nel linguaggio poetico non soltanto le parole non sono più natura ma nemmeno, come nel linguaggio logico, concetti:  sono unicamente polle d’emozione, cioè segni che non trasmettono nulla […] hanno tuttavia quest’infinito potere: di generare un’emozione») e, in qualche modo, maieutica. La mia ambizione, o vocazione, è […] riuscire, attraverso la poesia, a scoprire, cercando la mia, la verità degli altri: la verità di tutti. O, a voler essere più modesti, e più precisi, una verità (una delle tante verità possibili) che possa valere non soltanto per me, ma anche per tutti quegli altri «mézigues» (o «me stessi») che formano il mio prossimo e di cui io non sono altro che una delle tante cellule viventi

CAPRONI da L’opera in versi, Mondadori, Milano 1998-

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DONNA CHE APRE RIVIERE
 
Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L’aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale – e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l’ampie
vesti tue così chiare
SONO DONNE CHE SANNO
 
Sono donne che sanno
così bene di mare
che all’arietta che fanno
a te accanto al passare
senti sulla tua pelle
fresco aprirsi di vele
e alle labbra d’arselle
deliziose querele.
La raccolta Il seme del piangere (1959) include poesie scritte tra il 1950 e il 1958 e deriva il suo titolo da un verso della Divina Commedia: quando, giunto nel Paradiso terrestre, Dante confessa a Beatrice di aver ceduto al peccato per la sofferenza causatagli dalla sua morte, la donna lo invita ad abbandonare il dolore per comprendere, attraverso l’esperienza della morte, la vanità dei beni terreni così da non esserne più tentato.
Anche i testi inseriti ne Il seme del piangere scaturiscono da una stagione di lutto, come lo stesso Caproni definirà il decennio precedente la pubblicazione del volume, durante la quale vive l’esperienza traumatica della guerra, la malattia del padre e, soprattutto, la morte della madre, l’amatissima Anna Picchi; di quest’ultima, la raccolta ricostruisce per sequenze fantasticate la giovinezza trascorsa a Livorno, in un insolito e bellissimo canzoniere dell’amore filiale.
Il seme del piangere costituisce un passaggio cruciale nello sviluppo della poetica di Giorgio Caproni perché segna l’abbandono definitivo dei moduli stilistici rarefatti e a tratti oscuri mutuati dall’ermetismo a favore di una scrittura tersa e limpida organizzata secondo strutture testuali chiuse e ripetitive dal ritmo lieve e musicale.
Giorgio Caproni - Il seme del piangereLA POESIA

PER LEI
 
Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari

In questo breve componimento, incluso nel volume Il seme del piangere, la ricostruzione immaginaria della giovinezza livornese di Anna Picchi, la madre dell’autore morta agli inizi degli anni ’50, diviene spunto per una dichiarazione di poetica basata sul legame tra la semplicità, la freschezza e la spontaneità della donna e la necessità di trovare una forma che riproduca in modo limpido e musicale la leggerezza fanciullesca e la natura sincera e autentica della protagonista.

Il significanteLa poesia è strutturata secondo la forma della canzonetta, un genere introdotto dai poeti siciliani nel XIII secolo e caratterizzato dall’alternanza di versi di varia lunghezza organizzati in brevi strofe in rima: nel componimento di Caproni i versi, scanditi ritmicamente dalla  punteggiatura, sono raggruppati per lo più in coppie legate da rima baciata AABB, e solo nel segmento sintattico più ampio viene adottato uno schema in rima alternata ABAB (vv. 9-12).Il poeta privilegia un lessico semplice e orecchiabile, intessuto di frequenti allitterazioni

                  l temi

Il legame tra poesia e vita: il testo è giocato sull’interazione tra l’intensità del sentimento che ispira i versi dell’autore e la ricerca di una forma adeguata a esprimerlo, in un intreccio che contraddistingue l’intera raccolta
Il seme del piangere , importante tappa nel complesso percorso artistico dello scrittore il quale, nell’arco di cinquant’anni, approda a soluzioni stilistiche ed espressive diverse ma costantemente motivate dalla volontà di mantenere saldo il legame tra poesia e vita: “ L’unica ‘linea di svolgimento‘che vedo nei miei versi – scrive Caproni – è la stessa ‘linea della vita‘: il gusto sempre crescente, negli anni, per la chiarezza e l’incisività , per la ‘franchezza’, e il sempre crescente orrore per i giochi puramente sintattici o concettuali, per la retorica che si maschera sotto tante specie, come il diavolo, e per l’astrazione dalla concreta realtà. Una poesia dove non si nota nemmeno un bicchiere o una stringa, m’ha sempre messo in sospetto. Non mi è mai piaciuta: non l’ho mai usata nemmeno come lettore. Non perché il bicchiere o la stringa siano importanti in sé, più del cocchio o di altri dorati oggetti: ma appunto perché sono oggetti quotidiani e nostri “.

SCRIVERE POESIE

Occorre tuttavia sottolineare come il primato della vita sulla letteratura teorizzato dallo scrittore e il sospetto con cui egli guarda alla poesia priva di concretezza non significa che nei suoi testi luoghi, persone e situazioni siano rappresentati in modo naturalistico; al contrario, i numerosi dettagli materiali presenti nei versi sono spesso incastonati in uno spazio allegorico e straniato, solo in apparenza simile alla realtà, come il “tempo-luogo” remoto e immaginario in cui si muove una giovane Anna che il poeta non ha mai conosciuto.
La madre immaginata: la scelta di rappresentare la vita di una madre negli anni precedenti la nascita di chi scrive dà origine a una sorta di corto circuito temporale tra passato e presente, alterando anche la convenzionale definizione dei ruoli parentali, come si osserva nei versi conclusivi di un’altra poesia in cui Caproni si autodefinisce “suo figlio, il suo fidanzato”: in questa dimensione fuori dalla storia la figura di Anna Picchi emerge come un personaggio fiabesco, piccola e delicata fata dalla movenze aggraziate che si aggira leggera in luoghi dal nome reale ma che nulla hanno in comune con la realtà

Il mondo della poesia

      Il mondo della poesia

L’ufficio di Caproni era la poesia e fece i lavori più diversi per sostenerlo: dall’impiegato al maestro elementare, attività che lo occupò più stabilmente. Dopo la guerra collaborò con Avanti, Mondo operaio, L’unità e altre riviste.  Inoltre fu traduttore di Proust, Baudelaire, Céline, Maupassant, Apollinaire. Caproni aveva scoperto la poesia a sette anni, nella biblioteca del padre, incappando nella Divina Commedia, rapito da quei suoni incomprensibili, eppure dolcissimi: la sua passione all’epoca era la musica. All’opera di Dante resterà per sempre legato, tanto che Il seme del piangere e Il muro della terra sono proprio ispirate a essa. Quando gli si chiedeva come fosse arrivato alla poesia, rispondeva: «[ci sono arrivato] studiando, appunto, la musica. Per comporre dei corali a quattro voci […] il mio maestro voleva che musicassi delle parole: prendevo dei poeti antichi, il Poliziano, Rinuccini, il Tasso lirico; poi alla fine mi stancai di fare queste ricerche; cominciai a scriverli da solo: vidi che il maestro non se ne accorgeva, non mi chiedeva di chi erano. E ecco che mi prese il vizio di scrivere la poesia. Poi la musica è caduta e è rimasto il paroliere».poesia

In mezzo a Si#, Re#, Fa# e La , sbocciò la poesia di Caproni. Per tutta la vita si portò dietro questa «settima diminuita», in tutta la sua poesia, nello sguardo sghembo,  nel tentativo di scavo del «muro della terra» alla ricerca della sfuggente verità delle cose eppure, proprio perché senza requie, senza luogo,oggetto privilegiato della poesia. Ma il viaggio del poeta non può fermarsi alle cose: prosegue in direzione dell’essere umano, alla ricerca dell’abisso, di quel punto di congiunzione tra il sé del poeta e il sé di tutta l’umanità.
Dopotutto, come confidò Caproni in un’intervista, il poeta è «un po’ come il minatore che dalla superficie cioè dall’autobiografia, scava, scava, scava, scava finché trova un fondo nel proprio io, che è comune a tutti gli uomini. Scopre gli altri in se stesso».
 
SOSPIRO
Ah poesia, poesia.
Tristissima copia
di parole, e fuga
dell’anima mia.
 
DOPO LA PIOGGIA
Dopo la pioggia la terra
 è un frutto appena sbucciato.
 Il fiato del fieno bagnato
 è più acre – ma ride il sole
 bianco sui prati di marzo 
a una fanciulla che apre la finestra.
 

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