Dino Campana a 20 anni

Riscoprire la vita e la poesia nel Centenario della

prima edizione dei  “Canti Orfici”di Dino Campana

(2013)

Dino  Campana:   la terra di Marradi, la sua natura, lasciano tracce luminose nel suo animo e nelle sue pagine,  un ambiente dove”c’è una bellissima vegetazione. Il blu profondo del cielo si incontra con la luce toscana mattina e sera sulle frange dei monti. Il fiume è bellissimo” e che spesso riaffiora nelle sue prose:

 

“Ecco le rocce, strati su strati, monumenti di tenacia solitaria che consolano il cuore degli uomini. E dolce mi è sembrato il mio destino fuggitivo al fascino dei lontani miraggi di ventura che ancora arridono dai monti azzurri: e a udire il sussurrare dell’acqua sotto le nude roccie, fresca ancora delle profondità della terra. Così conosco una musica dolce nel mio ricordo senza ricordarmene neppure una nota: so che si chiama la partenza o il ritorno: conosco un quadro perduto tra lo splendore dell’arte fiorentina colla sua parola di dolce nostalgia: è il figliuol prodigo all’ombra degli alberi della casa paterna. Letteratura? Non so. Il mio ricordo, l’acqua è così.”

MA  ANCHE  Un viaggio chiamato amore”

Egregia Sibilla, vorrei scrivervi ma non posso. Sono orribilmente annoiato. Conoscere Walt Whitman? Non capisco come facciate a vivere a Firenze e a conoscere certa gente[…]”

Inizia così, con una lettera da una località nei pressi di Firenze in risposta alla prima che Sibilla aveva scritto a Campana – dopo la lettura dei Canti Orfici, il 10 giugno 1916 –  nella quale  esprime la sua ammirazione essendone stata “incantata e abbagliata insieme”. Dunque un intenso carteggio  tra i due poeti, che diverrà la testimonianza di una vera e propria tormentata storia d’amore, tra il 1916 e il 1919, e che verrà intitolato Un viaggio chiamato amore. lettere appassionate e rapsodiche  tra due figure di spicco della letteratura del nostro ‘900.

“IL viaggio …”

In un momento

Sono sfiorite le rose

I petali caduti

Erano le sue rose erano le mie rose

Questo viaggio chiamavamo  amore…    

                                     D. Campana

Fatale e distruttiva, ignorando i limiti e cancellando ogni lucidità fu la passione che traversò fra spasmo e desiderio l’unione frammentata di Sibilla Aleramo e Dino Campana, entrambi scrittori con modelli di vita differenti.

L’albergo Lamone è sempre lì a Marradi,  un edifico giallino.  Marradi, si sarebbe detto al tempo di  Campana e Aleramo, sta sulla lì , sulla linea Gotica sull’appennino toco-emiliano zone dove durante la seconda guerra mondiale tedeschi e americani sono rimasti in scacco per mesi.

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https://i1.wp.com/www.lunarionuovo.it/wp-content/uploads/2013/04/campana-aleramo.jpgMa per loro la guerra in corso era un’altra, erano  in una storia che di pacifico non aveva nulla e di drammatico tutto. Dino Campana era un poeta, ma un poeta matto per dirla subito senza creare equivoci. Egli nacque proprio a Marradi nel 1885, suo padre era maestro elementare, la madre molto cattolica avrà sempre un difficile rapporto con il figlio.

Ottenuta la licenza liceale lo troviamo all’Università di Bologna, matricola di Chimica Immagineper l’anno accademico 1903-1904, per niente portato verso gli studi intrapresi, si abbandona a una vita irregolare, dando i primi segni di quello squilibrio che lo portò alla pazzia: nel 1906 fu ricoverato per quasi due mesi nel manicomio di Imola. Dal 1907 Campana lascia l’Università e comincia quelle peregrinazioni incessanti, ossessive che si concluderanno solo l’anno del suo internamento a Castel Pulci.

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1) «Il Papiro», giornaletto universitario bolognese, pubblica nel 1912 la prosa Dualismo, una lettera aperta indirizzata a Manuelita Etchegarray, che il poeta conobbe in Argentina;
2) Nel 1911 Campana racconta a M. Bejor quell’episodio della sua vita come trascorso da qualche tempo;
3) Il fratello Manlio afferma che il viaggio in Argentina di Dino Campane avvenne precisamente nel 1908.
4) Infine Campana stesso, esprimendosi sulla sua vita dalla fine del liceo in poi in questi termini, «Finito il liceo andai a Bologna nella Facoltà di Chimica Farmaceutica per due anni, poi andai a Firenze. Studiai all’Istituto di Studi Superiori per un anno; poi andai in Argentina…» fa supporre che il viaggio sia da collocarsi in un periodo non lontano dalla sospensione degli sudi.

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L’INCONTRO

Dino Campana e Sibilla Aleramo si incontrano per la prima volta giovedì 3 agosto 1916 al Barco sopra Scarperia nelle montagne del Mugello, e per l’ ultima volta giovedì 13 settembre 1917 a Novara. “Lei” splendida quarantenne, perfetta nell’ovale del viso e nei lineamenti, sensuale nel taglio delle labbra e nella profondità dello sguardo, nelle movenze del corpo fasciato da una veste bianca. “Lui” ha dieci anni di meno,  misantropo, cultore di bellezze diafane e angelicate,  accenna del disagio psichico, invasivo e senza difesa con il quale da sempre convive. “Lei” donna tardo-romantica/ ibseniana- nella pateticità amorosa di ogni legame tende a cogliere la dimensione del definitivo, “Lui” amante dell’avventura, in preda ad un inquieto nomadismo con instabili quanto fugaci incontri femminili.

Da Barco a Palazzuolo sul Senio

 La loro storia d’ amore (che non è soltanto una storia d’ amore) ha bisogno di alcune premesse: sui suoi protagonisti, sulla guerra che le fa da sfondo e poi anche sulla malattia di cui Dino soffre già da parecchi mesi, e che lo porterà alla tomba. Dino e Sibilla sono due personaggi diversi e quasi opposti. Tanto lei è mondana, socievole e «sociale» con intelligenza, senza le pose da femme fatale alla Amalia Guglielminetti, tanto lui è, per sua stessa ammissione,«orso» e «strambo». Senza la Grande Guerra del 1915-1918, si sarebbero forse incrociati e sfiorati nell’ ambiente letterario fiorentino, e tutto sarebbe finito lì.

Immagine

VOGLIAMO RIPERCORRERE L’ITINERARIO DEL LORO VIAGGIO ??

Da Borgo San Lorenzo a Marradi , la breve e intensa passione tra Dino Campana e Sibilla Aleramo.

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BORGO SAN LORENZO

Da Borgo San Lorenzo, attraverso le rive della Sieve e Scarperia, a Marradi,  il percorso della passione tra Dino Campana e la poetessa, attiva femminista, Sibilla Aleramo (pseudonimo di  Rina Faccio), itinerario che traccia  la loro storia e che ha inizio con uno scambio epistolare a distanza divenendo   innamoramento “con una di quelle lune sognanti”.

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Lei era in vacanza a villa La topaia, a Borgo San Lorenzo, lui a Barco, nei pressi di Firenzuola, per sottoporsi a delle cure. Fino a quando la mattina del 3 agosto del 1916 si incontrano  a Barco, dopo il viaggio della poetessa in treno, partendo da Panicaglia (sulla  linea che congiunge Faenza a Firenze) e scendendo a Piero a Sieve per prendere il postale per  Firenzuola.
Da Barco-Rifredo, a circa 3 km dal Passo del Giogo, dove Campana era ad aspettare la sua amata per trascorrere quattro indimenticabili giorni insieme nella pensione Il bagnolo. La sera del 6 agosto Sibilla tornava a villa La topaia, dove era ospite di Maria e Julien Luchiare (l’intellettuale politico francese, fondatore dell’Istituto francese di Firenze)
Da Barco ecco il  piccolo e sperduto borgo di Casetta di Tiara, nel comune di Firenzuola, luogo del secondo incontro tra i due poeti.

Ci troviamo tra  Moscheta  e la  Val d’Inferno. Il loro amore correva libero tra i boschi dell’Appennino e una meta del loro vagabondare era l’abbazia di Moscheta, tra Barco e Casetta. Da qui  Campana rientrò da solo a Marradi compiendo un lungo cammino con tappa a Palazzuolo Sul Senio, attraverso crinali, boscose vallate, verdi pascoli e borghi nascosti. Dopo questo breve ma intenso idillio della coppia di poeti inizia il periodo di crisi che li vedrà a Firenze, Marina di Pisa, Casciana Terme per concludersi a Marradi nel Natale del 1916.
I luoghi  idealmente  percorsi sono narrati nell’epistolario e nella raccolta di lettere del 1916-1918 ora nel libro Un viaggio chiamato amore,  spunto per itinerari a tema in questi luoghi ripresi e descritti dalla  pubblicazione della Comunità Montana del Mugello…

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…CHIUDO PROPRIO CON GLI ULTIMI APPUNTI DEL POETA SCRITTI DOPO QUEL VAGABONDARE ….

 

“Come sapete ho la testa vuota” scrive Dino a Sibilla lontana, mentre fuori della casa soffia un cattivo vento, “il vento iemale che empie questa valle d’Inferno”, infossata fra il buio dei boschi.

Il viaggio volge verso il suo compimento e Dino ricorda 

 

…Erano le sue rose erano le mie rose

 

Questo viaggio

 

chiamavamo amore

 

Col nostro sangue e con le nostre lagrime facevamo

 

le rose.

 

 

 

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