1945 , con il Decreto luogotenenziale del 1° febbraio 1945 n. 23 a firma di Umberto di Savoia, il Consiglio dei Ministri presieduto da Ivanoe Bonomi riconosce il voto femminile, su proposta di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi. La prima occasione di voto sono state le elezioni amministrative fra il marzo e l’aprile del 1946 e subito dopo, il 2 giugno 1946, gli italiani il voto fu fondamentale per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica.

Madri, mogli, sorelle, figlie.

Discrete, silenziose, al fianco dei loro uomini, bloccate nell’esprimere le proprie idee. Idee spesso maschilmente riproposte, appropriazioni  indebite di pensieri lucidi, pragmatici, pratici. Come solo una donna può essere.

 IL VOTO ALLE DONNE IN ITALIA

 All’inizio del 900 vi furono  importanti cambiamenti dal punto di vista elettorale in Italia: si iniziò prima con una  pressante richiesta  per l’allargamento del diritto di voto per arrivare poi all’ introduzione del suffragio universale maschile e finalmente al diritto di voto per le donne nel 1946. Diverse e  significative tappe  in questo lungo e difficile cammino, ma il mondo intero in quegli anni mostrava di voler cambiare. in tal senso. Sulla spinta dei movimenti emancipazionisti, infatti, avvengono le prime concessioni di voto alle donne: nel Wyoming nel 1869, in Nuova Zelanda nel 1893, in Norvegia e Finlandia nel 1901. 

In Italia  ne viene nuovamente affermata l’esclusione con la legge elettorale del 1895 che, se da una parte allargava il diritto di voto a tutti i cittadini in grado di leggere e scrivere, dall’altra vietava   la partecipazione femminile.   Un primo passo verso il riconoscimento dell’uguaglianza civile avvenne nel 1912 quando il Parlamento italiano discusse e approvò una nuova legge elettorale per modificare le modalità  di accesso al voto: questa legge è  ricordata come quella che istituì in Italia il suffragio universale, anche se le donne continuavano ad esserne escluse. In quegli anni, infatti, avevano diritto di voto solo gli uomini che avevano frequentato il corso di istruzione obbligatorio e coloro che avevano prestato servizio nell’esercito, nella marina e negli altri corpi armati

Nel 1925 arriva in Senato una legge che concede il voto alle donne con la limitazione di poter esercitare tale diritto nelle sole consultazioni amministrative. Oltre a questa vi erano altre importanti limitazioni: potevano votare solo le donne che avessero compiuto 25 anni e che fossero state decorate di medaglie; che fossero madri o vedove di caduti di guerra; che avessero compiuto gli studi elementari e che pagassero almeno 100 lire di tasse comunali

Da allora la battaglia per i diritti politici continuò fino alle due date fondamentali che decretano  l’emancipazione delle donne come cittadine: il 1° febbraio 1945 e il 2 giugno 1946: nel febbraio del ’45 il secondo governo Bonomi vota all’unanimità il diritto  di voto alle donne e il 2 giugno dell’anno dopo le donne fanno il loro ingresso ufficiale nella vita politica italiana.

 

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