ImmagineI neuroscienziati, grazie alle loro ricerche sulla plasticità del cervello umano e, soprattutto, sul cosiddetto “sistema-specchio”, si spingono oltre affermando che l’immaginare e l’agire usano in gran parte la stessa struttura neurale, la quale entra in funzione sia quando viviamo una narrazione, sia quando vediamo qualcun altro vivere quella narrazione, nella vita reale, in tv, sia quando leggiamo un romanzo. “È questo – sostiene Lakoff (2009) – che rende la letteratura e le arti significative”.

libreria fantas con personaggiIn pratica, leggendo o ascoltando un testo narrativo il NOSTRO  cervello simulerebbe  direttamente – senza la mediazione del pensiero  – le azioni rappresentate, innescando , specifiche emozioni. È per questo che i testi narrativi  interessano tanto gli addetti alla comunicazione dei diversi mass media, per i quali è sempre più importante conoscere in profondità lo storytelling (  disciplina specifica con varie declinazioni operative: dal marketing alla medicina, dalla politica, al mondo dei consumi,  modalità di pensiero e comunicazione dell’essere umano, presente in ogni ambito dove c’è un’interazione  tra le persone;  fonte di studi specifici a partire dagli anni Settanta con il suo apice di riconoscimento negli anni Novanta quando,  negli Stati Uniti, è stata dimostrata la sua efficacia nei vari contesti delle scienze politiche, economiche e umanistiche.) Oggi  estende  al di là dei confini della scrittura e della lettura e  consente, grazie a attività e prodotti narrativi, di condividere informazioni in modo sempre più incisivo.

ImmagineEd in tutto questo come entra l’esperienza della letteratura? Afferma  Sartre nel famoso saggio   Qu’est que la littérature (1947) che senza i lettori e le storie a cui si avvicinano non può esistere la letteratura, poiché un libro senza lettori altro non è che un oggetto materiale privo di significato e di valore. Da tempo gli studiosi di letteratura hanno cominciato a riflettere sul ruolo del lettore e della lettura nel determinare la letterarietà di un testo, segnando il passaggio “da una concezione ontologica della produzione letteraria a una concezione funzionalista e relazionale” come afferma il sociologo  Spinazzola,  che pone al centro dell’attenzione il lettore come “coprotagonista”, “collaboratore” o “cooperatore” dell’autore e dell’opera. Lo spostamento di significato ha delle conseguenze importanti  sull’idea stessa di letteratura, che oggi è intesa – come si legge sul dizionario –  “l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque”.

Secondo me alle opere che nascono col fine chiaro  di far compiere al lettore un’esperienza di tipo estetico ( concezione dell’arte in auge fin dall’antichità) si possono  aggiungere  le opere che, indipendentemente dall’intenzione dell’autore, raggiungono fini estetici, per  garantire  al lettore  un piacere. La letterarietà, dunque, e quindi appartenenza o meno alla categoria della letteratura, non dipenderebbe da qualche caratteristica relativa  al testo scritto, al suo meccanismo, alla sua specifica forma, bensì dalla sensibilità e dal giudizio del lettore. Se così fosse, per definire che cos’è la letteratura occorrerebbe innanzitutto raccordarsi a cosa è  l’esperienza della lettura  e  stabilire chi sono i lettori autorizzati a esprimere il proprio giudizio.

Ancora il sociologo della letteratura Spinazzola : […] chiunque legga, per il fatto stesso di leggere, si arroga la facoltà di emettere un proprio personale giudizio sulle qualità buone o cattive del libro che ha letto, confermando o magari smentendo la fortuna di cui gode  Potrà trattarsi di un parere ragionato oppure di una semplice impressione frettolosa, non importa; ciò che conta è la rivendicazione di identità dell’io leggente, attuata esercitando il suo diritto insindacabile di valutare la fun zionalità del prodotto scritto rispetto alle esigenze che avevano indotto a leggerlo  Nessuna autorità può togliere nemmeno al più umile lettore il potere di dichiararsi insoddisfatto di un’opera che non lo abbia convinto, non gli sia piaciuta “
Senza nulla togliere all’autorevolezza degli esperti di letteratura, che con la loro forza di persuasione possono influire sulla selezione delle opere da diffondere e da trasmettere alle successive generazioni, resta  il fatto che in tal modo si abbattono, e a ragione, le barriere tra letteratura alta e letteratura bassa e, soprattutto, si  mette  l’esperienza della lettura  come base  della letteratura come fenomeno sociale.artista alicia martin

Io penso che potrebbe essere un valido antidoto alla crisi degli studi letterari che, come ha ben sintetizzato Jean-Marie Schaeffer , “non tocca le pratiche letterarie, visto che il numero dei lettori è un costante aumento e che l’interesse per le opere – anche per i cosiddetti classici – coinvolge un numero crescente di persone e si afferma in ogni ambito della comunicazione multimediale.”   D’accordo con questo studiosi e ricercatori  potrei  definire l’esperienza letteraria  come una lettura che dà soddisfazione, poiché provoca nella mente del lettore – e anche  nel suo corpo – una forma di piacere, sulla cui natura si potrebbe discutere a lungo, che ha a che fare  con il  meccanismo relativo a come si recepisce un  testo narrativo, ma anche con il ritmo e con le altre forme della ripetizione. Di conseguenza ognuno di noi , in base ai propri gusti e alle proprie competenze, ha diritto di costituire la propria “biblioteca”  di opere, la propria letteratura, come d’altronde già avviene, per esempio, attraverso la scelta dei libri da acquistare e conservare nelle biblioteche di casa

https://i1.wp.com/www.bonzasheila.com/art/archives/jun11/images/01.%20Gravelot,%20Hubert%20Francois%20Bourguignon%20-%20Le%20Lecteur.jpg

Le Lecteur by Hubert Francois Bourguignon Gravelot

Ad esempio la mia esperienza quotidiana di lettrice mi indica che la lettura è un’azione che dipende strettamente dalla situazione concreta e dal momento esatto in cui avviene. Non è la stessa cosa leggere in treno o sul divano, leggere un libro tutto d’un fiato o con continue interruzioni, la sera o al mattino, a letto o seduti alla scrivania. Lo scrittore e saggista Peter Bichsel (1989, pp. 34-35) descrive in modo efficace quest’esperienza, associata non a caso ad altre attività quotidiane volte a soddisfare i bisogni fondamentali di ciascun essere umano:”… penso che la lettura abbia poco a che fare con quello che noi chiamiamo letteratura  Il lettore è come un tossicodipendente – ma non dipende da temi e contenuti, e raramente da un campo tematico ben preciso.  I lettori sono di generi diversi e come tali considerano leggere come qualcosa di corporale” ad esempio ecco le mediateche domestiche, oggetto di studio della sociologia della vita quotidiana come  legge nella ricerca della  Mandich (2010)

UNA METODOLOGIA: insegnare con la lettura

Che utilizzo conviene dunque fare della lettura all’interno dei sistemi educativi? Come mettere a frutto le potenzialità di quest’esperienza? Quali sono le pratiche didattiche più efficaci? Come Docente di Lettere credo che  a qualsiasi livello scolastico e in ogni fascia d’età occorrerebbe tener fermlettura docenteo il principio della necessità di attivare le opere  farle funzionare nella mente e nel corpo , affinché possano avere un ruolo nella loro vita. Solo in questo modo, è possibile che qualcuno faccia esperienza della lettura e, quindi, attraverso di essa, conosca e “abiti” provvisoriamente  nel mondo possibile evocato dall’opera. La mia esperienza  mi porta a discutere sul fatto che  commento al testo e tutte le altre pratiche analitiche, che sono in auge soprattutto nella scuola secondaria, benché risultino utili agli insegnanti di lingua e letteratura, i quali hanno il dovere di padroneggiarle, sono controproducenti quando si vuole favorire l’accesso all’esperienza della lettura. Ancora il teorico della letteratura e specialista di estetica Jean-Marie Schaeffer ha di recente sostenuto, in modo felicemente provocatorio e riferendosi all’attività didattica, che “la via analitica all’opera letteraria sembra un insulto all’autentica funzione culturale delle opere” . Perché secondo me e seguendo le affermazioni dello studioso,  le opere esistono attraverso la lettura e  solo attraverso ogni singolo atto di lettura un’opera realizza se stessa, esiste, prende forma nella mente del lettore.

Insieme ad altri colleghi ho sempre sostenuto che il compito dell’educatore  è la creazione delle condizioni affinché ciò possa avvenire:  sollecitando la lettura individuale, o attraverso la lettura ad alta voce, la citazione, il canto e l’ascolto, la sceneggiatura, lo storyboard, il film, il dettato, facendo imparare a memoria i testi o con il gioco di ruolo, la riscrittura, la scrittura creativa, qualsiasi metodologia va bene, l’importante è insediarsi nell’opera; e che l’opera s’insedi, con tutti i rischi che comporta, nel lettore fin fa adolescente !!! –
Emil Nolde Printemps dans la chambre1904

Annunci