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Simo Fedele Vernia‘s insight:

 

A Roma, uno spettacolo da non perdere, Giorgio Albertazzi  sul palco del Teatro Ghione, dal 1 al 17 novembre, con un grande successo: ”Lezioni Americane” di Italo Calvino.

Queste ”Lezioni Americane” sono cinque conferenze scritte nel 1985 da Italo Calvino per le ”Charles Eliot Norton Poetry Lectures”  (http://www.hup.harvard.edu/results-list.php?collection=1033)     della Harvard University. L’invito fu un vero e proprio evento: Calvino sarebbe stato il primo italiano a tenere quelle conferenze, preceduto anni prima dalle piu’ grandi personalita’ della letteratura mondiale: T.S.Eliot, Stravinsky, Borges, Northrop Frye, Octavio Paz.
Sfortunatamente, lo scrittore scomparirà  qualche mese prima della partenza per l’America, e le Lezioni resteranno un manoscritto, in mezzo a tutte le carte, appunti e  scritti inediti.
Alcuni anni dopo, sua moglie, Ester Calvino, le fece pubblicare sotto il titolo di Lezioni americane – Six memos for the next millenium (sei proposte per il prossimo millennio-  http://books.google.it/books/about/Lezioni_Americane.html?id=oPWHSQAACAAJ&redir_esc=y ). In realta’ le lezioni ( http://www.literary.it/dati/literary/d/dellapa/lezioni_americane_di_italo_calvi.html)   sono cinque, ma Calvino doveva scrivere in America la sesta, della quale conosciamo solo il titolo: Consistenza.
Dichiarava Calvino nella sua introduzione.”Vorrei dedicare le mie conferenze a certi valori, a certe qualita’, o certe specificita’ della letteratura che mi sono particolarmente care, cercando di inserirle nella prospettiva del prossimo millennio”.

La Leggerezza, la Rapidita’, L’Esattezza, la Visibilita’, la Molteplicita’; cinque valori da approfondire da un punto di vista letterario certo, ma anche come elementi del nostro vivere quotidiano.

 

La lezione sulla Molteplicità la preferisco: Calvino articola il suo discorso prendendo ad esempio Carlo Emilio Gadda, che, nel romanzo Quer pasticciaio brutto de via Merulana, mescola vari lessici con livelli linguistici alti e bassi. Nei suoi scritti, afferma Calvino, “ogni minimo oggetto visto come il centro d’una rete di relazioni […] moltiplicando i dettagli in modo che le sue descrizioni e divagazioni diventano infinite.”

Dopo aver citato Gadda, Calvino chiarisce il pensiero e nomina Robert Musil e Proust. Secondo lui i tre scrittori intendono la molteplicità come espansione che si dilata “in una incessante moltiplicazione infinita dello spazio e del tempo” che non lascia alcuna capacità di concludere. Da questo deriva l’incompiutezza delle loro opere.

Calvino non condivide del tutto la molteplicità che genera incompiutezza quando dichiara: “Tra i valori che vorrei fossero tramandati al prossimo millennio c’è soprattutto questo: d’una letteratura che abbia fatto proprio il gusto dell’ordine mentale e dell’esattezza, l’intelligenza della poesia e nello stesso tempo della scienza e della filosofia.” E come esempio di molteplicità ricorda due sue opere: Se una notte d’inverno un viaggiatore e Il castello dei destini incrociati.

 

 

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