Ho seguito i consigli di Adelino Cattani ( Dipartimento di Filosofia- Università di Padova – Scienze Umane  – Scienze della Formazione e della  Comunicazione)       e dopo aver “osservato” le mie mini biblioteche disposte in varie stanze della mia casa (certo non grande!),  ho pensato che risistemerò tutti i libri secondo un certo criterio.
So bene che per fare questo bisogna essere  Biblioteconomi  – esperti nella disciplina che studia l’organizzazione delle biblioteche- ma ho provato ugualmente a programmare una certa classificazione per la nuova disposizione dei libri.

 Libri per:
1. meditare
2. comunicare
3. ragionare
4. discutere
5. giudicare
6. sorridere (la sezione più bella)
7. simpatizzare (dove stanno tutte le pubblicazioni, da condividere, degli amici).
8. sperimentare (un settore dove sono collocati i libri strani e inqualificabili,  i testi curiosi e improbabili

Ma poi sempre seguendo i suggerimenti dell’ Illustre Prof, sono giunta ad una ulteriore semplificazione: “Libri per ragionare e libri per sopravvivere” questi ultimi perché in un mondo pieno di insidie può essere necessario qualche testo “ecologico” che aiuti ad allontanarsi dai molti discorsi viziati, inquinati, avvelenati.

Il  Prof suggerisce ancora:”Si dovrebbe leggere qualcosa di tutto e tutto di qualcosa e non potendo leggere tutti i libri che esistono, bastano i libri che rendono più sano e lieto il nostro esistere”. Far parte di  un mondo diverso, più liberi, liberi anche dagli affabulatori che ci plagiano con i loro libri.
Un motto  può essere   «Non leggere perché possiedi  dei libri,  ma perché li ami» per avvicinarsi ad un libro non insignificante ma fatto di parole belle e di parole giuste.   Infatti quando scopri un punto di vista, o un modo di trattare le cose o solo il gusto che ti dà la lettura di un autore, allora lo vuoi  far  leggere ad altri e segnalare quegli autori che ritieni validi.

SEGUIAMO I CONSIGLI DEL PROF

A  –Dario Antiseri, Principi liberali, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003. «Se ci sta davvero a cuore risolvere i problemi, io aspetterò con ansia le tue alternative e le tue critiche; e tu sarai grato delle mie alternative alle tue proposte e delle mie critiche. Insomma: discuteremo e la discussione è l’anima della democrazia» (p. 19). Cento pagine che tratteggiano l’identikit dell’homo liberalis, un individuo consapevole della propria e dell’altrui fallibilità-ignoranza e dell’homo rationalis, una persona a cui  importa più d’imparare che di aver ragione. “Se tu sai di poter sbagliare, accetterai le mie obiezioni e le mie repliche. Se io so di poter sbagliare, accetterò e cercherò le tue obiezioni e controproposte”.
B  – Marco Santambrogio, Manuale di scrittura (non creativa), Laterza, Roma-Bari 2006.  Un filosofo del linguaggio ci offre suggerimenti su come presentare e difendere al meglio la propria tesi, come scoprire i punti deboli di un’argomentazione e come si può rispondere ad una obiezione.
C – Prima lezione di stilistica di Pier Vincenzo Mengaldo, Laterza, Roma- Bari 2001. Trattazione prevalentemente storica e filologica.
D – Adelino Cattani, Come dirlo? Parole giuste, parole belle (con il punto interrogativo…): dirlo da poeta,  da persuasore, parole giuste di chi sa ispirare e parole belle di chi è ispirato (Loffredo, Casoria 2008).
E – Bice Mortara Garavelli, Il parlar figurato. Manualetto di figure retoriche. Laterza, Roma- Bari 2010. Esposte in buon ordine le invenzioni e gli effetti speciali che il linguaggio consente.
F – Mardy Grothe, Non lasciare che uno stupido ti baci o che un bacio ti istupidisca, Orme Editori, Milano 2008. Illustra una delle più belle ed efficaci creazioni linguistiche: il chiasmo, con esempi da Leonardo e Shakespeare a Churchill e Kennedy.
G – Roberto Baldassari, Titolo, testi e comunicazione, Franco Angeli, Milano 2008.
H – Margherita Di Fazio, Dal titolo all’indice, Pratiche Editrice, Parma 1994
I – Riccardo Schwamenthal e Michele L. Straniero, Il corsaro nero piange, Baldini & Castoldi, Milano 1997: 365 modi per finire un romanzo, uno al giorno per ogni giorno dell’anno. Il titolo riprende le ultime parole del racconto di Salgàri che raffigura il suo Corsaro nero, sulla prua della nave, combattuto da opposti sentimenti di amore/ odio.
L – Spassoso Sempre cara mi fu quest’ernia al colon di Alessandro Bonino e Stefano Andreoli (Mondadori, Milano 2007) o Il libro dei fincipit, termine che nasce dalla fusione di “fine” e di “incipit”: ne sono esempio l’esordio con finale a sorpresa di Anna Karenina: «Tutte le famiglie felici si somigliano, ma solo una vive in un Mulino Bianco» o il verso  «M’illumino d’immenso. Sono nato a Chernobyl». In fondo «In principio era il gioco di parole». E ogni occasione per sorridere lasciata è persa.
M –William Irwin, Mark T. Conard, Aeon J. Skoble, I Simpson e la filosofia, Il Saggiatore, Milano 2005.. Pillole di filosofia racchiuse nei pensieri, nelle parole e nelle gesta della famiglia di Springfield.
N – Andrew Holtz, I casi del Dr. House, Sperling & Kupfer, Milano 2007. Come risolvere problemi facendo domande e scrivendole sulla lavagna.
O – Frans van Eemeren, Rob Grootendorst, Peter van Straaten, L’argomentazione a fumetti. Corso accelerato in venti lezioni, Mimesis, Milano 2009. La famosa  scuola di Amsterdam, insieme ad un vignettista, mette in scena un padre reazionario e un figlio contestatore  se la cantano tra di loro, sfidano ogni regola logica.
P – Norman Baillargeon, Piccolo manuale di autodifesa intellettuale, Apogeo, Milano 2007. Per per non cadere nelle trappole tese dai comunicatori di professione.
Q – Eduardo Giannetti, Le bugie con cui viviamo. L’arte di autoingannarsi, Newton & Compton, Roma 2000. Perché e come mentiamo inconsapevolmente a noi stessi.
R – Mardy Grothe, 600 risposte fulminanti, Orme Editori, Milano
S  – Jeanne Martinet, L’arte della gaffe, TEA – Tascabili degli Editori Associati, Milano 2004. Guida per sopravvivere con eleganza ogni situazione imbarazzante: scuse raffinate, tecniche di recupero, tattiche diversive.
T – Alfredo Accatino, Imbecilli, Salani, 2011. Un riassunto di frasi più sbagliate e fuori luogo della storia suddivise in quattro tipologie: chi non aveva capito niente, chi non poteva capire, chi avrebbe fatto meglio a tacere e chi non capiva ciò che stava dicendo. Concisione e silenzio. Arte del sintetizzare e del tacere .

Quelli che seguendo il Prof ho citato  sono libri “operativo- sperimentati, perché  leggere per “il fare un libro è men che niente se il libro fatto non rifà la gente” (caro vecchio Giuseppe Giusti!) e  sappiamo che le parole significanti hanno una forza e producono degli effetti. E proprio la forza delle parole e l’effetto del leggere è tale da accompagnarti nella vita. Quando la lettura – scrittura fa parte di noi è facile e naturale che noi ci occupiamo di libri ed il piacere di leggere non sarà mai un pretesto per non pensare.

E come afferma Mario Vargas Llosa, ” anche leggere è protestare contro le ingiustizie della vita. Chi cerca nella finzione ciò che non ha dice che la vita così com’è non è sufficiente a soddisfare le nostre esigenze. E che dovrebbe essere una vita migliore”.

La lettura offre un’illusione, un inganno, ma un inganno bello.  Buona lettura e «Beato chi legge» (Giovanni, Apocalisse, 1,3). Leggere è un verbo che ha un duplice senso: scorrere la pagine con gli occhi e interpretare. Doppio significato:  leggere e  riconoscere. Il punto è quindi non quanti libri si scorrono con gli occhi, ma quanti ci consentono di interpretare meglio il mondo e di riconoscere meglio noi stessi” Questi i consigli de prof © Adelino Cattani 2011: «Lèggere. Indicazioni per un uso terapeutico», Diritto e Formazione. Rivista del Consiglio Nazionale Forense, V, 4, 2011, pp. 569-75.

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