Stavolta si spogliano gli scrittori

 

Oggi il corpo esibito per fare audience: dalle  femministe prima maniera a le neofemministe scese in piazza («se non ora quando?») quel corpo  che mise nei guai Bill Clinton e che non smosse di un filo il potere di monsieur le president Mitterrand. Ma il corpo degli scrittori?  dei padri della letteratura italiana? Il corpo che fece melanconico e disilluso Leopardi, narciso D’Annunzio, furioso Dante, irridente Boccaccio?

Ecco un librone di seicento pagine  dove emergono  immagini, pagine, idee degli autori italiani sulla fisicità propria e dei propri personaggi. Ritratti e autoritratti della letteratura italiana  curati per l’editrice Hacca da Laura Pacelli, Maria Francesca Papi e Fabio Pierangeli i quali   hanno chiesto a grandi firme della critica letteraria o della storia della letteratura di lavorare attorno a un autore. Afferma  Andrea Di Consoli, editor di Hacca: «L’idea di partenza è stata quella di fare una piccola storia della letteratura costruita però dal “basso”, attraverso la specola del corpo degli scrittori. Dunque indagando la salute, le patologie, le nevrosi, le mani, gli occhi, le fattezze, il respiro, gli affanni degli scrittori. Leggendo queste biografie corporali, questi ritratti di carne si prova lo stupore di sentire il genio e il talento a una vicinanza estrema, cioè fraterna».

Lo fa lo sghignazzante Gran Lombardo Carlo Emilio Gadda. Stregato dall’aspetto fisico del suo interlocutore:”… «gli do del tu perché ha bei denti». Le membra sono l’elemento del suo fantastico immaginario. Ma  soprattutto parla  di sé, Gadda: deve muoversi tra l’inguaribile ingordigia e i disturbi intestinali, come ce lo presenta Silvia Zoppi Garampi nel capitolo a lui dedicato, gioca con le diagnosi e il lessico scientifico, l’ingegnere. La flebite gli provoca lo «zampone di Modena» E quando un grande professore del Policlinico gli consiglia di dimagrire mangiando un’insalata al posto del primo, lui replica: «E chi glielo dice al mio stomaco che non sono spaghetti?». D’altronde il Gonzalo di «La cognizione del dolore» gli somiglia molto: «Era alto, un po’ curvo, di torace rotondo, maturo d’epa, colorito nel viso come una Celta…». Ecco forse perché Gadda non voleva  si pubblicasse sui risvolti di copertina il suo volto e si ritraeva odiandosi affermando che l’IO è «il più farabutto dei pronomi, con collo ritto, pettoruto, fanfaronesco e narcisistico»

Si prende in giro anche Ennio Flaiano:”Un signore ancor giovane, di statura inferiore alla media, si è fatto crescere un paio di baffi la cui profonda malinconia è appunto inversamente proporzionale alla loro sterile disinvoltura», ci rammenta  nell’«Autobiografia del Blu di Prussia».

 

Sembra di rivedere la foto, ricorda Andrea Lombardinilo, nella quale stringe la mano, e guarda dal basso in alto, «Anitona» Ekberg in una pausa delle riprese del film  «La dolce vita». Ma scherza anche sui suoi mali:”Sono convinto che colpiscano attraverso i premi letterari o teatrali, giurie e robe del genere»  o , rivolgendosi a un suo recensore: «Ti ringrazio di cuore, cioè con quel po’ di cuore che funziona».

 

All’opposto Gabriele d’Annunzio trasmette di sé un’immagine sempre vitalistica, inneggia ai traguardi ginnici che sfidano la vecchiaia e  si pavoneggia:”Io non sono un letterato dello stampo antico, in oapalina e pantofole… cavalco, vado a caccia, gioco a football, giostra di spada…«Come potrò piacere alla gente senza un po’ di sport? Ché lo sport è ormai necessario allo scrittore, oh, più dell’ingegno! Più dello studio! E anzi si può dire che la letteratura sia essa tutto uno sport, una cavalcata in frac rosso”

 

Nella descrizione del Manzoni ad esempio  c’è tutta la qualità di questo libro:”E ci pare che quel vecchietto pulito e signore, schiavo e modesto, non abbia mai potuto far altro che predicare e praticare la mansuetudine, la decenza delle parole e dei modi, l’umiltà contenta, la finezza ragionativa talmente sottile da giungere ad una bonaria indulgenza e quasi quasi a una scettica indecisione”.

Rivelatori della sua tensione letteraria anche gli occhi di Pirandello, ecco come lo descrive Raffaele di Maria: “dalla insolita luce…incastrati nel profilo regolare che li delimita, quasi come se quel volto fosse colto mentre posa tenacemente il suo sguardo su un fenomeno in atto”… “sorride stringendo gli occhi e alzando le sopracciglia, e si stira la candida arguta barbetta”…dal suo viso, “pare trasparire tutto l’umorismo della sua arte che supera il comico attraverso il comico stesso, spegnendosi nel tragico…”

Già lo spirito empaticamente umano delle  opere di Manzoni era presente  in lui giovane uomo, come rivela la madre Giulia, osservandolo mentre egli sosta al capezzale della moglie malata: ” il suo volto…di una dolcezza imperscrutabile, in cui si mescolano non so in che modo timidità e ritrosia”. La fede. Che evidentemente Giulia non seppe riconoscere.

MA FORSE  UNO DEI ritratti più belli   è quello di Elsa Morante, che visse un’eterna lotta con la dualità “che la divorava e la spezzava in due: alto e basso, anima e corpo,…la pesanteur per la grace”…Un corpo è giovane bello. Ogni giorno la morte lo lavora: ecco una ruga, un segno, una gonfiezza, una grassezza sconcia e informe. E insieme finiscono la vita e la morte”…ogni giorno che passa la spaventa e sembra l’ultimo possibile per godere la vita”.

da Laura Pacelli, M. Francesca Papi e Fabio Pierangeli – Attorno a questo mio corpo. Ritratti e autoritratti degli scrittori della letteratura italiana – Hacca ed.

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