La cura delle piante e dei fiori può diventare davvero la via per la cura di sé come consiglia in “L’ arte di coltivare l’orto e se stessi” l’ autrice Adriana Bonavia Giorgetti: vi si trova  la continuazione del tema già tracciato da Pinkola Estes in “Donne che corrono coi lupi”.

“Si potrebbe dire addirittura che esiste una religione del giardino, poiché insegna profonde lezioni psicologiche e spirituali. . Tutto ciò che può accadere ad un giardino può accadere all’anima e alla psiche: troppa acqua, troppo poca, caldo, tempesta, morte, rinascita, guarigione. Nel giardino ci esercitiamo a lasciar vivere e morire pensieri, idee, preferenze, desideri, e persino amori. Piantiamo, strappiamo, seppelliamo, dissecchiamo semi, li seminiamo, li sosteniamo.”

 Donne che corrono coi lupi

Nella cura del giardino si fondono fatica, dedizione, gioie, delusioni così come dentro di noi.Ed è anche il momento della tranquillità e della quiete serena quando si può  godere dei profumi e dei colori e ne  “Il giardino come spazio interiore” di Ruth Amman, si legge che ” la convinzione che già nutrivo da bambina, che il giardino dell’anima e l’anima del giardino siano un’unica realtà. Giardini e anime si appartengono, costituiscono uno spazio segreto tra ciò che è chiaro e ciò che è oscuro, tra cultura e natura, tra coscienza e inconscio, tra spirito e corpo

 Il giardino come spazio interioreIn giardino “…si taglia l’erba, si estirpano le erbacce, si raccolgono le foglie appassite…come inattesa gratificazione succede che si dimentichino o si trasformino le preoccupazioni o le contrarietà che ci tormentavano…si potano le siepi e gli arbusti pensando che anche nella propria anima si potrebbero tagliar via vecchi e inutili pensieri.”

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L’ arte di coltivare il giardino  e se stessi” di Adriana Bonavia Giorgetti – stampato in proprio- mette in evidenza il suo  dialogo con la natura che è  l’immagine fuori di noi. di un dialogo che si svolge all’interno….avere cura di un piccolo giardino, un orto, di una pianta, orto è un modo di amare la vita e averne cura.

 

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Un altro libro molto interessante è Chiacchiere di Giardinaggio insolito – a proposito di fiori, animali, erbe e (mal)erbe del mio giardino di  Maria Gabriella Buccioli: è  una chiacchierata tra amici che condividono una passione – quindi in un tono piacevolmente informale –  non vuole essere né una guida alle piante, né un manuale di giardinaggio, pur essendo in parte sia l’una sia l’altra cosa. È, in definitiva, una dichiarazione d’amore dell’autrice alle creature del suo giardino, vegetali o animali che siano (insetti compresi!) e un modo di trasmettere la sua straordinaria esperienza a tutti i lettori.  Mi è stato consigliato da  una libreria  e mi ha conquistato il titolo e la copertina. Poi ho sfogliato l’introduzione: “Sono trascorsi alcuni anni da quando ho raccontato in un libro la storia del mio incontro con la natura, cominciato con la decisione di occuparmi del Casoncello, un piccolo podere di famiglia abbandonato da tanto tempo e che, poco alla volta, si è andato traformando in giardino.E’ di quel giardino, il quale oggi occupa la maggior parte della mia vita, e rappresenta la mia testimonianza d’amore per la natura, che vi parlerò in questo libro.” 

 

sono rimasta affascinata da tutti i capitoli che trattano delle (mal)erbe e di tutte le loro sorelle spontanee, mi piace molto come parla del suo giardino e trovo rilassante che il libro sia più un raccontare la sua esperienza ed il suo sentire, piuttosto che un vero e proprio manuale.

Interessante questa poesia

 “ Io credo che il compito dell’uomo non

sia quello di dominare la natura, ma

precisamente quello di coltivare:

coltivare se stesso così come coltivare la

natura, proprio perchè non sono

separabili. Direi di più: una coltivazione di me stesso che non sia

anche cultura della natura non è

cultura dell’uomo. E io non faccio

separazione tra coltivazione del corpo,

coltivazione dell’anima e coltivazione

della natura”

Raimòn Panikkar

 

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