La figura di Vicino Orsini, signore di Bomarzo, è legata alla realizzazione di una delle opere più originali dell’epoca del manierismo nel campo dell’arte dei giardini: il Sacro Bosco di Bomarzo, non lontano dalla città di Viterbo. Quello che attualmente è conosciuto  come il “parco dei mostri”, con una definizione che ne condiziona il significato alla sola  apparenza, caratterizzata dalle statue gigantesche e misteriose che lo popolano, è invece una creazione di grande espressione intellettuale, di  volontà e  gusto di un principe “artista ed anarchico” come lo definisce Horst Bredekamp (Horst Bredekamp è docente di storia dell’arte alla Humboldt-Universität di Berlino e membro permanente del Wissenschaftskolleg della stessa città. Nel 2000 ha ricevuto il Sigmund-Freud-Preis della città di Amburgo)  nel suo saggio dedicato a Bomarzo.

                                       

Amico di Alessandro Farnese, di cui sposa una cugina nel 1541, Giulia, Vicino Orsini ha  una cerchia di conoscenze e di amicizie nell’elite culturale dell’epoca: importanti i suoi contatti veneziani, da cui prende  un atteggiamento verso la libertà delle idee e la tolleranza, e così si tiene aggiornato sulle novità delle scoperte geografiche che stanno cambiando la concezione del mondo conosciuto

 

“Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua ove tutto vi parla d’amore e d’arte”


Versi scritti da un poeta del XVI secolo, quando prese corpo quel dedalo di mostruose meraviglie che ancora oggi, seppur in parte sepolte nel verde, è possibile ammirare.


       


Era il 1552, quando il principe iniziò a pensare ad una villa delle meraviglie.

L’incarico venne affidato all’architetto Pirro Logorio, lo stesso completò la costruzione di San Pietro dopo la morte di Michelangelo.

La costruzione del giardino accelerò quando Giulia Farnese morì e Vicino,  disgustato dalla vita politica e militare, si ritirò in privato, volendo sfogare la propria tristezza e dedicarsi al suo amore per le discipline di alchimia, rappresentate nel labirinto di sculture che stava facendo innalzare. 

Si doveva realizzare un luogo dove fosse possibile  “sfogare il core” e  stupire gli occhi degli ospiti visitatori, verso un regno di sogno, stimolando la loro intelligenza e la loro cultura, in un gioco di richiami mitologici e di enigmi, tra statue di sirene, mostri marini, tartarughe giganti, satiri, sfingi, draghi, maschere, tempietti, falsi sepolcri e giochi illusionistici.

               


Il Giardino delle Meraviglie di Bomarzo venne concepito come una nuova meraviglia del mondo,  unica che nessuna cosa le potesse assomigliare…

Si vide un calderone di pietra e di bosco, in cui sono fuse varie tradizioni, da quella pagana a quella magico-esoterica ed alchimistica, da quella ermetica a quella esotica, che accentuano il senso di disorientamento all’interno di questa particolare dimora  popolata da particolari ospiti guardiani…


                     

“La Villa delle Meraviglie”. Questo bosco ha ispirato molti artisti del tempo, come l’Annibal Caro, il Bitussi ed il Cardinal Modruzzo, per esprimere la loro meraviglia, vollero lasciare incisi sul posto “epigrafi e versi”.


                              

                 

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